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SLA e osteopatia: pubblicato lo studio pilota del Centro Ricerche AIMO

La rivista scientifica internazionale The Open Neurology Journal ha recentemente pubblicato lo studio di fattibilità sul Trattamento osteopatico manuale nella Sclerosi Laterale Amiotrofica” realizzato dallo staff del Centro Ricerche AIMO, guidato da Albero Maggiani, in collaborazione con l’Università degli studi di Milano – Bicocca

La notizia della pubblicazione su una rivista internazionale indicizzata di neurologia è stata accolta con grande soddisfazione e orgoglio dalla Direzione e dallo Staff dell’Accademia.

UNA MALATTIA DAL RAPIDO DECORSO

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa dal rapido decorso e, allo stato attuale, i trattamenti elargiti ai malati di SLA mirano soprattutto al migliorarne la qualità della vita e alla riduzione del dolore. All’interno di questo quadro di interventi si deve collocare anche lo studio pilota realizzato dal Centro Ricerche.

SICUREZZA E BUONA TOLLERANZA DEL TRATTAMENTO OSTEOPATICO PER I PAZIENTI AFFETTI DA SLA

Seppure condotto su un numero limitato di pazienti affetti da SLA, la ricerca ha dimostrato la fattibilità, la sicurezza e la buona tolleranza del Trattamento Manipolativo Osteopatico; le persone trattate hanno inoltre manifestato un alto grado di soddisfazione per il trattamento ricevuto, tanto che quasi tutti hanno deciso di proseguire il trattamento anche a studio concluso.

UNA SCOPERTA POTENZIALMENTE SIGNIFICATIVA

Tra le osservazioni emerse, “è stato interessante riscontrare, nei soggetti trattati, una prevalenza di disfunzioni somatiche vertebrali nella zona cervico-dorsale, rispetto ad altri distretti e rispetto a soggetti sani – commenta l’osteopata Maggiani, che aggiunge – si tratta di un dato che sarebbe utile verificare qualora si dovesse replicare lo studio, magari su un campione più ampio, per capire se questa disfunzione sia correlata a questa patologia precisa, o se invece si manifesti anche in altre malattie neuro degenerative”.

Il dato è ancor più interessante perché non ha precedenti nella ricerca e, per questo, il suo approfondimento potrebbe dare un contributo allo studio sugli effetti di potenziali trattamenti manuali in questa patologia.

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